Algifor Dolo Duo Filmtablette 500 mg/150 mg

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Algifor® Dolo Duo

VERFORA SA

Composizione

Principi attivi

Paracetamolo, ibuprofene.

Sostanze ausiliarie

Amido di mais, amido pregelatinizzato (mais), cellulosa microcristallina, croscarmellosa sodica (contiene 0,29 mg di sodio), magnesio stearato, talco, ipromellosa (E 464), lattosio monoidrato (contiene 3,62 mg di lattosio), titanio diossido (E 171), macrogol 4000, sodio citrato diidrato (E 331) (contiene 0,03 mg di sodio).

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Ogni compressa rivestita con film contiene 500 mg di paracetamolo e 150 mg di ibuprofene.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Per il trattamento sintomatico a breve termine del dolore da lieve a moderato.

Posologia/Impiego

Posologia

Da assumere per via orale e solo a breve termine (non più di 3 giorni).

È possibile ridurre al minimo gli effetti collaterali utilizzando la dose minima efficace necessaria per il controllo dei sintomi per il più breve periodo possibile (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Se i sintomi persistono o peggiorano, o se il medicamento deve essere assunto per più di 3 giorni, il paziente deve consultare il medico. Questo medicamento è destinato all'uso a breve termine. Si sconsiglia di utilizzarlo per più di 3 giorni.

Adulti

La dose abituale è di 1 compressa (500 mg di paracetamolo e 150 mg di ibuprofene) o al massimo 2 compresse (1000 mg di paracetamolo e 300 mg di ibuprofene) ogni 6 ore, a seconda delle necessità, fino a un massimo di 6 compresse in 24 ore. La dose massima giornaliera raccomandata è di 3000 mg di paracetamolo e 900 mg di ibuprofene.

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Non sono necessari particolari aggiustamenti della dose (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Non sono necessari particolari aggiustamenti della dose (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Pazienti anziani

Non sono necessari particolari aggiustamenti della dose (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»). Nei pazienti anziani il rischio di effetti collaterali con conseguenze gravi è più elevato. Se si ritiene necessario l'uso di un FANS, deve essere utilizzata la dose efficace più bassa per il più breve periodo possibile. I pazienti devono essere sottoposti a regolare monitoraggio delle emorragie gastrointestinali durante il trattamento con FANS.

Bambini e adolescenti

Le compresse rivestite con film Algifor Dolo Duo sono controindicate nei bambini e negli adolescenti sotto i 18 anni di età.

Modo di somministrazione

Si raccomanda di assumere questo medicamento con un bicchiere pieno d'acqua.

Controindicazioni

  • Pazienti con ipersensibilità nota a paracetamolo e sostanze correlate (ad es. propacetamolo), a ibuprofene, ad altri FANS o a una delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.
  • Disturbi gravi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o epatopatia attiva scompensata.
  • Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht).
  • Pazienti con alcolismo attivo, perché il consumo cronico di dosi eccessive di alcol può predisporre il paziente a epatotossicità (a causa della componente paracetamolo).
  • Pazienti in cui dopo l'assunzione di acido acetilsalicilico o altri FANS sono insorte asma, orticaria o reazioni allergiche.
  • Pazienti con anamnesi di emorragie o perforazioni gastrointestinali insorte in associazione con precedenti trattamenti con FANS.
  • Pazienti con ulcerazione/emorragia peptica attiva o con anamnesi di ulcerazione/emorragia peptica ricorrente (2 o più episodi di ulcerazione o emorragia confermata separati nel tempo).
  • Malattie infiammatorie intestinali (come ad es. morbo di Crohn, colite ulcerosa).
  • Pazienti con grave insufficienza epatica o renale (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
  • Pazienti con grave insufficienza cardiaca (classe NYHA IV).
  • Pazienti con emorragie cerebrovascolari o altre emorragie attive.
  • Pazienti con disturbi dell'emopoiesi.
  • Trattamento dei dolori postoperatori dopo intervento di bypass coronarico (o impiego di una macchina cuore-polmone).
  • Terzo trimestre di gravidanza (cfr. rubrica «Gravidanza»).
  • Pazienti di età inferiore ai 18 anni.

Avvertenze e misure precauzionali

È possibile ridurre al minimo gli effetti collaterali utilizzando la dose minima efficace necessaria per il controllo dei sintomi per il più breve periodo possibile. Questo medicamento è destinato all'uso a breve termine. Si sconsiglia di utilizzarlo per più di 3 giorni.

È necessario avvertire il paziente che gli analgesici non devono essere assunti costantemente per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica. In presenza di dolori persistenti sono necessari accertamenti medici.

Eventi trombotici cardiovascolari

Gli studi clinici indicano che l'uso di ibuprofene, specialmente a dosi elevate (2400 mg/giorno), può essere associato a un lieve aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi (ad es. infarto del miocardio o ictus). Nel complesso, gli studi epidemiologici non indicano una correlazione tra ibuprofene a basso dosaggio (ad es. ≤1200 mg/giorno) e aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi.

Nei pazienti con ipertensione arteriosa non controllata, insufficienza cardiaca congestizia (NYHA II‑III), cardiopatia ischemica confermata, arteriopatia obliterante periferica e/o patologie cerebrovascolari, ibuprofene deve essere usato solo dopo un'attenta valutazione, evitando dosi elevate (2400 mg/giorno).

Si raccomanda cautela anche prima dell'inizio di un trattamento a lungo termine in pazienti con fattori di rischio per eventi cardiovascolari (ad es. ipertensione, iperlipidemia, diabete mellito, fumatori), soprattutto se sono necessarie alte dosi di ibuprofene (2400 mg/giorno).

In pazienti trattati con ibuprofene sono stati segnalati casi di sindrome di Kounis. La sindrome di Kounis è definita da un insieme di sintomi cardiovascolari secondari a una reazione allergica o di ipersensibilità associata a costrizione delle arterie coronarie e che potrebbe portare a infarto del miocardio.

Per evitare il rischio di sovradosaggio bisogna:

  • accertarsi che eventuali altri medicamenti non contengano paracetamolo;
  • attenersi alle dosi massime raccomandate (cfr. rubrica «Posologia/impiego»).

Disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti con disturbi della funzionalità epatica o patologie epatiche all'anamnesi e nei pazienti in trattamento a lungo termine con ibuprofene o paracetamolo, devono essere controllati a intervalli regolari i parametri di funzionalità epatica, poiché è stato riportato che ibuprofene ha un effetto lieve e transitorio sugli enzimi epatici. Nei pazienti che presentano segni di un peggioramento della funzionalità epatica è raccomandata una riduzione della dose. Nei pazienti in cui insorge un'insufficienza epatica grave, il trattamento deve essere interrotto (cfr. rubrica «Controindicazioni»).

Dosaggi più elevati di quelli raccomandati comportano il rischio di un danno epatico molto grave. I sintomi clinici di un danno epatico possono essere rilevati generalmente 1 o 2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Un danno epatico massimo può essere osservato generalmente dopo 3 o 4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il più presto possibile (cfr. rubrica «Sovradosaggio»).

Gravi reazioni epatiche, tra cui ittero e casi di epatite con esito fatale, sono stati riportati, anche se raramente, con ibuprofene e con altri FANS. Se le anomalie nei valori epatici persistono o peggiorano, i segni e i sintomi clinici indicano lo sviluppo di una malattia epatica o insorgono manifestazioni sistemiche (ad es. eosinofilia, eruzione cutanea ecc.), ibuprofene deve essere interrotto. Secondo quanto riportato, entrambi i principi attivi, in particolare paracetamolo, hanno causato epatotossicità e insufficienza epatica.

Prestare attenzione in caso di consumo di alcol. L'alcol può aumentare l'epatotossicità di paracetamolo, soprattutto in caso di concomitante carenza alimentare. In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può causare un danno epatico. I pazienti che consumano regolarmente quantità di alcol superiori ai livelli raccomandati non devono assumere questo medicamento.

Disturbi della funzionalità renale

L'assunzione prolungata di analgesici, specialmente quando si associano diversi principi attivi analgesici, può provocare danni renali permanenti con rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).

Paracetamolo può essere usato senza aggiustamenti della dose nei pazienti con malattia renale cronica. Nei pazienti con insufficienza renale da moderata a grave sussiste un rischio minimo di tossicità da paracetamolo. Tuttavia, considerando la componente ibuprofene di questo medicamento, si raccomanda cautela quando si inizia il trattamento con ibuprofene in pazienti disidratati. I 2 principali metaboliti di ibuprofene vengono eliminati prevalentemente attraverso le urine e una disfunzione renale può portare a un loro accumulo. La rilevanza di questo accumulo non è nota. Secondo quanto riportato, i FANS hanno causato varie forme di nefrotossicità: nefrite interstiziale, sindrome nefritica e insufficienza renale. I disturbi della funzionalità renale conseguenti all'uso di ibuprofene sono generalmente reversibili. Si raccomanda cautela nei pazienti con disturbi delle funzionalità renali, cardiache o epatiche, nei pazienti che assumono diuretici e ACE-inibitori e nei pazienti anziani, in quanto l'uso di FANS può portare a una compromissione della funzionalità renale. In questi pazienti la dose deve essere la più bassa possibile e si devono monitorare i parametri di funzionalità renale. Nei pazienti in cui insorge un'insufficienza renale grave, il trattamento deve essere interrotto (cfr. rubrica «Controindicazioni»).

Uso combinato di ACE-inibitori o antagonisti del recettore dell'angiotensina, antinfiammatori e diuretici tiazidici

L'uso concomitante di medicamenti che inibiscono l'ACE (ACE-inibitori o antagonisti del recettore dell'angiotensina), antinfiammatori (FANS o inibitori di COX-2) e diuretici tiazidici aumenta il rischio di disturbi della funzionalità renale. Questo vale anche per l'impiego sotto forma di preparati combinati a dose fissa che contengono più di una classe di principi attivi. L'uso combinato di questi medicamenti deve essere accompagnato da un maggiore controllo della creatinina sierica, soprattutto all'inizio della terapia combinata. I medicamenti di queste 3 classi devono essere combinati con cautela, soprattutto nei pazienti anziani e nei pazienti con disturbi della funzionalità renale preesistenti.

Pazienti anziani

Nei pazienti anziani che richiedono una terapia con paracetamolo non è necessario alcun aggiustamento delle dosi indicate. I pazienti che necessitano di più di 10 giorni di trattamento devono consultare il medico, che monitorerà le loro condizioni di salute; ma non è necessaria una riduzione del dosaggio raccomandato. Tuttavia, occorre prudenza nell'uso di ibuprofene, che non deve essere assunto dagli adulti sopra i 65 anni di età senza tenere conto delle malattie e dei medicamenti concomitanti, a causa del rischio più elevato di effetti collaterali, in particolare di insufficienza cardiaca, ulcerazione gastrointestinale e disturbi della funzionalità renale.

Effetti ematologici

Sono stati riportati rari casi di discrasie ematiche. I pazienti trattati per periodi prolungati con ibuprofene devono essere sottoposti a regolare monitoraggio dell'emocromo.

Disturbi della coagulazione

Ibuprofene, come altri FANS, può inibire l'aggregazione piastrinica. In soggetti sani è stato dimostrato che ibuprofene prolunga il tempo di sanguinamento, seppure entro l'intervallo di normalità. Poiché tale prolungamento del tempo di sanguinamento può essere marcato nei pazienti con disturbi dell'emostasi preesistenti, i medicamenti contenenti ibuprofene devono essere usati con cautela nei pazienti con disturbi della coagulazione endogeni e nei pazienti in trattamento con anticoagulanti.

Eventi gastrointestinali

Emorragia, ulcerazione e perforazione gastrointestinali: emorragie, ulcerazioni e perforazioni gastrointestinali, anche di esito fatale, si sono verificate con tutti i FANS e sono insorte in tutte le fasi del trattamento, con o senza sintomi di allarme o gravi eventi gastrointestinali all'anamnesi.

Il rischio di emorragia, ulcerazione o perforazione gastrointestinali aumenta al crescere delle dosi di FANS, nei pazienti con anamnesi di ulcerazione, specialmente con complicanze quali emorragia o perforazione (cfr. rubrica «Controindicazioni»), e nei pazienti anziani. Il trattamento di questi pazienti deve essere iniziato con la dose più bassa disponibile.

Per questi pazienti, come pure per i pazienti che necessitano di una terapia concomitante con acido acetilsalicilico a basso dosaggio o con altri medicamenti che possono aumentare il rischio gastrointestinale (cfr. sotto e rubrica «Interazioni»), bisogna prendere in considerazione una terapia di combinazione con principi attivi protettivi (ad es. misoprostolo o inibitori della pompa protonica). I pazienti con anamnesi di tossicità gastrointestinale, specialmente quelli anziani, devono segnalare tutti i sintomi addominali insoliti (in particolare le emorragie gastrointestinali), soprattutto all'inizio della terapia.

Si raccomanda prudenza nei pazienti che assumono in concomitanza medicamenti che possono aumentare il rischio di ulcerazione o emorragia, ad esempio corticosteroidi orali, anticoagulanti come warfarin, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) o inibitori dell'aggregazione piastrinica come l'acido acetilsalicilico (cfr. rubrica «Interazioni»).

A causa della componente ibuprofene, il medicamento deve essere usato con cautela nei pazienti con porfiria e varicella.

Se vi sono segni di un'emorragia o di un'ulcerazione gastrointestinali, il medicamento deve essere interrotto.

L'impiego delle compresse rivestite con film Algifor Dolo Duo in concomitanza con FANS – inclusi gli inibitori selettivi della ciclossigenasi‑2 – deve essere evitato.

Pazienti anziani: gli effetti collaterali dei FANS, in particolare emorragie e perforazioni gastrointestinali, che possono anche avere un esito fatale, sono più frequenti nei pazienti anziani (cfr. rubrica «Posologia/impiego»).

Ipertensione

I FANS possono portare allo sviluppo di ipertensione o al peggioramento di un'ipertensione preesistente e i pazienti che assumono antipertensivi insieme a FANS potrebbero avere una risposta più scarsa agli antipertensivi. Nei pazienti con ipertensione, i FANS devono essere prescritti con cautela. La pressione arteriosa deve essere monitorata attentamente nelle fasi iniziali della terapia con FANS e in seguito a intervalli regolari.

Insufficienza cardiaca

In alcuni pazienti, durante l'impiego di FANS, sono stati osservati accumulo di liquidi ed edemi; si raccomanda quindi prudenza nei pazienti con accumulo di liquidi o insufficienza cardiaca.

Reazioni cutanee

In associazione all'uso di ibuprofene e paracetamolo sono state segnalate reazioni avverse cutanee gravi (SCAR), quali dermatite esfoliativa, eritema polimorfo, sindrome di Stevens-Johnson (SJS), necrolisi epidermica tossica (TEN), reazione da medicamenti con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS o sindrome da ipersensibilità) e pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG), che potrebbero essere pericolose per la vita o fatali (cfr. rubrica «Effetti indesiderati»).

La maggior parte di queste reazioni si sono verificate nel corso del primo mese di trattamento.

In presenza di segni e sintomi suggestivi di tali reazioni, la somministrazione di ibuprofene deve essere interrotta immediatamente e deve essere preso in considerazione un trattamento alternativo (se appropriato).

Asma preesistente

I medicamenti contenenti ibuprofene non devono essere usati nei pazienti con asma sensibile all'acido acetilsalicilico e devono essere usati con cautela nei pazienti con asma preesistente.

Effetti oftalmologici

Con i FANS sono stati osservati effetti collaterali oftalmologici; pertanto, i pazienti che sviluppano disturbi visivi durante il trattamento con medicamenti contenenti ibuprofene devono essere sottoposti a un esame oftalmologico.

Meningite asettica

In rari casi, con i medicamenti contenenti ibuprofene è stata riferita meningite asettica, solitamente, ma non sempre, in pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico (LES) o altre patologie del tessuto connettivo.

Potenziale influenza sui valori di laboratorio

I valori di laboratorio ottenuti utilizzando sistemi di analisi standard non sono influenzati da paracetamolo. Tuttavia, come descritto di seguito, sono possibili interferenze con determinate procedure di laboratorio:

Parametri urinari

Paracetamolo a dosi terapeutiche può interferire con la determinazione dei livelli di acido 5‑idrossiindolacetico (5HIAA) e produrre risultati falsi positivi. Per evitare che i risultati vengano falsati si può sospendere l'assunzione di paracetamolo per alcune ore prima e durante la raccolta delle urine.

Mascheramento dei segni di infezione

I FANS possono mascherare i sintomi di infezione e febbre. Con l'uso prolungato di antidolorifici possono insorgere cefalee che non devono essere trattate aumentando la dose del medicamento.

Acidosi metabolica con gap anionico elevato (AMTAE)

Sono stati segnalati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato (AMTAE) dovuta ad acidosi piroglutammica in pazienti affetti da malattie gravi quali insufficienza renale grave e sepsi, o in pazienti affetti da malnutrizione o altre cause di deficit di glutatione (ad esempio, alcolismo cronico) che sono stati trattati con paracetamolo a dosi terapeutiche per un periodo prolungato o con una combinazione di paracetamolo e flucloxacillina. In caso di sospetta AMTAE dovuta ad acidosi piroglutammica, si raccomanda di interrompere immediatamente il trattamento con paracetamolo e di effettuare un monitoraggio accurato. La misurazione della 5-ossoprolina urinaria può essere utile per identificare l'acidosi piroglutammica come causa sottostante dell'AMTAE in pazienti con molteplici fattori di rischio (cfr. rubrica «Interazioni»).

Particolari misure precauzionali

Nei casi seguenti è necessario un consulto medico prima di iniziare il trattamento:

Carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può causare anemia emolitica).

Per evitare un peggioramento della malattia o un'insufficienza surrenalica, la terapia di pazienti trattati per periodi prolungati con corticosteroidi deve essere interrotta in maniera graduale, e non repentinamente, quando si aggiungono al regime terapeutico medicamenti contenenti ibuprofene.

Vi sono indicazioni che i medicamenti che inibiscono la ciclossigenasi/sintesi di prostaglandine possano interferire con l'ovulazione e quindi compromettere la fertilità femminile. Questo effetto è reversibile con l'interruzione del medicamento.

Una compressa rivestita con film contiene 3,81 mg di lattosio, corrispondenti a 22,86 mg di lattosio per la dose massima giornaliera raccomandata. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicamento.

Questo medicamento contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per compressa rivestita con film, cioè è essenzialmente «senza sodio».

Interazioni

Questo medicamento non deve essere usato con altri medicamenti contenenti paracetamolo, ibuprofene, acido acetilsalicilico e salicilato o con altri FANS senza un'indicazione del medico.

Effetto di paracetamolo su altri medicamenti

  • Anticoagulanti (warfarin): potrebbe essere necessario ridurre la dose, nel caso in cui paracetamolo e l'anticoagulante siano usati per un periodo prolungato. Non sono disponibili dati sull'interazione di paracetamolo con i recenti anticoagulanti orali (dabigatran, rivaroxaban, apixaban).
  • L'assorbimento di paracetamolo è aumentato dalle sostanze che promuovono lo svuotamento gastrico, ad esempio metoclopramide.
  • L'assorbimento di paracetamolo è diminuito dalle sostanze che rallentano lo svuotamento gastrico, ad esempio propantelina, antidepressivi con proprietà anticolinergiche e analgesici narcotici.
  • Cloramfenicolo: paracetamolo prolunga l'emivita del cloramfenicolo di 5 volte.
  • Induttori enzimatici quali fenobarbitale, fenitoina, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide) e rifampicina aumentano l'epatotossicità di paracetamolo.
  • Flucloxacillina: occorre prendere misure precauzionali quando si utilizza il paracetamolo in concomitanza con la flucloxacillina, poiché l'assunzione concomitante è stata associata ad acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutammica, in particolare nei pazienti con fattori di rischio (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
  • Alcol (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
  • Probenecid inibisce la coniugazione di paracetamolo con l'acido glucuronico, facendo diminuire la clearance di paracetamolo. In caso di assunzione concomitante si deve ridurre la dose di paracetamolo.
  • Colestiramina riduce l'assorbimento di paracetamolo se somministrata meno di 1 ora prima della somministrazione di paracetamolo.
  • Una grave epatotossicità è stata riportata con dosi terapeutiche o moderato sovradosaggio di paracetamolo in pazienti che ricevevano isoniazide in monoterapia o in combinazione con altri medicamenti per il trattamento della tubercolosi.
  • Zidovudina: con la somministrazione concomitante di zidovudina e paracetamolo aumenta la probabilità di insorgenza di neutropenia. Un paziente che aveva assunto zidovudina e cotrimossazolo ha sviluppato una grave epatotossicità in seguito all'uso di paracetamolo.
  • Salicilamide: salicilamide prolunga l'emivita di paracetamolo e aumenta la quantità di metaboliti epatotossici.
  • Clorzossazone: in caso di somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzossazone aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze.

Effetto di ibuprofene su altri medicamenti

Altri FANS, salicilati

La somministrazione concomitante di diversi FANS, compresi gli inibitori selettivi della ciclossigenasi-2, può aumentare il rischio di ulcera ed emorragie gastrointestinali in ragione di un effetto sinergistico. Per questo motivo è da evitare l'assunzione concomitante di ibuprofene e altri FANS (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»). L'acido salicilico allontana ibuprofene dal legame alle proteine.

Glucocorticoidi

Amplificazione degli effetti collaterali gastrointestinali, aumento del rischio di emorragie e ulcerazioni gastrointestinali (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Alcol

Amplificazione degli effetti collaterali gastrointestinali, aumento del rischio di emorragie gastrointestinali.

Aminoglicosidi

I FANS possono ridurre l'escrezione degli aminoglicosidi.

Baclofene

La tossicità di baclofene risulta aumentata.

Mifepristone

Teoricamente potrebbe esservi una diminuzione dell'efficacia di mifepristone a causa delle proprietà anti-prostaglandine dei FANS. Vi sono prove limitate che suggeriscono che la co‑somministrazione di FANS il giorno della somministrazione delle prostaglandine non ha alcun impatto sull'azione di mifepristone o delle prostaglandine sulla maturazione della cervice o la contrattilità uterina e che non riduce l'efficacia clinica di un'interruzione di gravidanza.

Gingko biloba

Ginkgo biloba può potenziare il rischio di emorragie correlate ai FANS.

Inibitori dell'aggregazione piastrinica e SSRI

Aumento del rischio di emorragie gastrointestinali (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Anticoagulanti, incluso warfarin

Ibuprofene compromette la stabilità dell'INR e può aumentare il rischio di emorragie gravi e occasionalmente fatali, in particolare nel tratto gastrointestinale. Ibuprofene deve essere usato nei pazienti in trattamento con warfarin solo in caso di assoluta necessità; in questi casi è necessario un attento monitoraggio.

Litio

Ibuprofene può ridurre la clearance renale e aumentare la concentrazione plasmatica di litio.

Diuretici, antipertensivi, beta-bloccanti

Ibuprofene può ridurre l'effetto ipotensivo degli ACE-inibitori, dei beta-bloccanti e dei diuretici e portare a natriuresi e iperpotassiemia nei pazienti che li assumono.

Metotrexato

Ibuprofene riduce la clearance di metotrexato.

Glicosidi cardioattivi

Ibuprofene può aumentare i livelli plasmatici dei glicosidi cardioattivi.

Zidovudina

l'assunzione concomitante di zidovudina e FANS aumenta il rischio di tossicità ematologica. Vi sono indicazioni che l'assunzione concomitante di zidovudina e FANS possa aumentare il rischio di emartrosi ed ematomi nei pazienti emofiliaci HIV‑positivi.

Probenecid, sulfinpirazone

Eliminazione ritardata di ibuprofene, l'attività uricosurica di probenecid e sulfinpirazone viene indebolita.

Fenitoina

La concentrazione plasmatica di fenitoina può risultare aumentata.

Antibiotici a base di chinolone

Studi di sperimentazione animale hanno mostrato che in relazione alla somministrazione di FANS si può scatenare un numero maggiore di crampi che possono essere associati a chinolone. I pazienti, che assumono contemporaneamente chinolone e FANS, possono avere un rischio maggiore di sviluppare crampi.

Tacrolimus

Il rischio di nefrotossicità può essere più alto quando si assumono contemporaneamente tacrolimus e FANS.

Ciclosporina

L'effetto dannoso sui reni può essere potenziato.

Antidiabetici orali

L'azione degli antidiabetici orali (sulfonilurea) può essere potenziata da ibuprofene come anche da altri FANS. Vi sono state rare segnalazioni riguardo a pazienti che hanno sviluppato ipoglicemia assumendo ibuprofene durante una terapia con sulfonilurea. Si deve controllare regolarmente la glicemia e aggiustare eventualmente il dosaggio degli antidiabetici.

Inibitori di CYP2C9

La somministrazione concomitante di ibuprofene e inibitori di CYP2C9 può aumentare l'esposizione di ibuprofene (substrato di CYP2C9).

Acido acetilsalicilico

L'uso concomitante di ibuprofene e acido acetilsalicilico è generalmente sconsigliato, a causa del possibile incremento degli effetti collaterali.

Dati sperimentali suggeriscono che in caso di somministrazione concomitante, ibuprofene possa inibire competitivamente l'effetto sull'aggregazione piastrinica dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio. Sebbene vi siano delle incertezze riguardo all'estrapolazione di questi dati alla situazione clinica, non si può escludere la possibilità che un uso regolare e prolungato di ibuprofene possa ridurre l'effetto cardioprotettivo dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio. Si ritiene che con l'impiego occasionale di ibuprofene un effetto clinicamente rilevante sia improbabile.

Effetto di altri medicamenti sulle compresse rivestite con film Algifor Dolo Duo

  • Warfarin, un medicamento per la prevenzione dei coaguli di sangue
  • Medicamenti per il trattamento dell'epilessia o delle convulsioni
  • Cloramfenicolo, un antibiotico utilizzato per il trattamento di infezioni dell'orecchio e dell'occhio
  • Probenecid, un medicamento per il trattamento della gotta
  • Zidovudina, un medicamento per il trattamento dell'HIV (il virus che causa l'AIDS)
  • Medicamenti per il trattamento della tubercolosi, come ad esempio l'isoniazide
  • Acido acetilsalicilico, salicilati o altri FANS
  • Medicamenti per il trattamento dell'ipertensione o di altre malattie cardiache
  • Diuretici
  • Litio, un medicamento per il trattamento di alcune tipologie di depressione
  • Metotrexato, un medicamento utilizzato per il trattamento dell'artrite e di alcuni tipi di cancro
  • Corticosteroidi, come ad esempio prednisone e cortisone

I medicamenti sopraelencati possono essere influenzati da questo medicamento o influenzare a loro volta la sua efficacia.

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

Non sono disponibili esperienze sull'uso di questo medicamento durante la gravidanza negli esseri umani.

Per ibuprofene

L'inibizione della sintesi delle prostaglandine può influire negativamente sulla gravidanza e/o sullo sviluppo embrio-fetale. I dati degli studi epidemiologici indicano un aumento del rischio di aborti, malformazioni cardiache e gastroschisi dopo uso di un inibitore delle prostaglandine nella prima fase della gravidanza. Il rischio assoluto di malformazioni cardiovascolari è aumentato da meno dell'1% a circa l'1,5%. Si ritiene che il rischio aumenti con la dose e la durata della terapia. Negli studi sugli animali è stato dimostrato che la somministrazione di un inibitore delle prostaglandine causa un aumento della perdita pre- e postimpianto e letalità embrio-fetale.

Oltre a ciò, negli animali che durante la fase di organogenesi erano stati trattati con inibitori della sintesi delle prostaglandine è stato riportato un incremento dell'incidenza di diverse malformazioni congenite, comprese quelle cardiovascolari.

Primo/secondo trimestre di gravidanza

Durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza Algifor Dolo Duo va somministrato solo se assolutamente necessario. Se si usa Algifor Dolo Duo in una donna che ha intenzione di iniziare una gravidanza o si trova nel primo o nel secondo trimestre di gravidanza, si deve usare la più piccola dose possibile per la più breve durata del trattamento.

Oligoidramnios/ insufficienza renale neonatale / restringimento del dotto arterioso

L'assunzione di FANS a partire dalla 20esima settimana di gravidanza può provocare nel feto disturbi della funzionalità renale che possono a loro volta causare oligoidramnios e, in alcuni casi, insufficienza renale neonatale. Questi effetti indesiderati compaiono in generale nel giro di qualche giorno o qualche settimana dall'inizio del trattamento, ma alcuni rari casi di oligoidramnios sono stati segnalati già a partire da 48 ore dopo l'inizio del trattamento con FANS. Anche se spesso reversibile, l'oligoidramnios non sempre scompare in seguito alla sospensione del trattamento. Se persiste, l'oligoidramnios può provocare complicazioni quali contratture degli arti e maturazione polmonare ritardata. Alcuni casi di insufficienza renale neonatale riportati dopo l'immissione sul mercato hanno necessitato di procedure invasive quali plasmaferesi o dialisi. È stato segnalato anche restringimento del dotto arterioso in seguito a trattamento nel corso del secondo trimestre di gravidanza. La maggior parte dei casi si è risolta in seguito alla sospensione del trattamento.

Si deve prevedere il monitoraggio ecografico del liquido amniotico e del cuore del feto se il trattamento con Algifor Dolo Duo si protrae oltre le 48 ore. Sospendere il trattamento con Algifor Dolo Duo in caso di comparsa di oligoidramnios o di restringimento del dotto arterioso e procedere a un nuovo esame secondo la prassi clinica.

Terzo trimestre di gravidanza

Algifor Dolo Duo è controindicato durante il terzo trimestre di gravidanza. Durante il terzo trimestre di gravidanza tutti gli inibitori della sintesi delle prostaglandine possono

  • esporre il feto ai rischi seguenti:
    • tossicità cardiopolmonare (con chiusura precoce del dotto arterioso e ipertensione polmonare);
    • disturbi della funzionalità renale che possono evolvere in insufficienza renale con oligoidramnios;
  • esporre la madre e il bambino al termine della gravidanza ai rischi seguenti:
    • possibile prolungamento del tempo di sanguinamento, un effetto di inibizione dell'aggregazione piastrinica che può manifestarsi anche a dosi molto basse;
    • inibizione delle contrazioni uterine, la cui conseguenza è un parto ritardato o prolungato.

Di conseguenza, le compresse rivestite con film da 500 mg/150 mg di paracetamolo/ibuprofene sono controindicate nell'ultimo trimestre di gravidanza.

Per paracetamolo

Gli studi epidemiologici sullo sviluppo neurologico dei bambini esposti al paracetamolo in utero non mostrano risultati conclusivi. Il rischio di lesioni funzionali e organiche, di malformazioni e di disturbi dell'adattamento in caso di assunzione di paracetamolo durante la gravidanza a dosaggi adeguati è attualmente considerato basso. Non sono disponibili studi controllati su donne in gravidanza. Gli studi sugli animali non hanno evidenziato alcuna tossicità per la riproduzione (cfr. rubrica «Dati preclinici»).

Se necessario da un punto di vista clinico, il paracetamolo può essere utilizzato durante la gravidanza: tuttavia, deve essere utilizzato alla dose efficace più bassa, per il periodo di tempo più breve possibile e meno frequentemente possibile.

Allattamento

L'ibuprofene e il paracetamolo passano nel latte materno. La concentrazione di paracetamolo nel latte materno è simile alla concentrazione istantanea nel plasma della madre. Sono state segnalate eruzioni cutanee in bambini allattati al seno. Tuttavia, non sono note conseguenze negative per il lattante. Come misura precauzionale, Algifor Dolo Duo, compresse rivestite con film, non deve pertanto essere assunto dalle donne che allattano. Se il trattamento è indispensabile, il neonato dovrà essere nutrito con il biberon.

Fertilità

L'uso di questo medicamento può compromettere la fertilità femminile e non viene raccomandato nelle donne che intendono iniziare una gravidanza. Nelle donne che hanno difficoltà a iniziare una gravidanza o che vengono sottoposte a esami per l'infertilità si deve considerare la possibilità di interrompere la somministrazione di questo medicamento.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Dopo l'assunzione di FANS sono possibili effetti collaterali quali vertigini, stordimento, stanchezza e disturbi visivi. I pazienti affetti da tali sintomi non devono guidare veicoli o utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

Gli studi clinici con le compresse rivestite con film Algifor Dolo Duo non hanno mostrato indicazioni di effetti collaterali diversi da quelli osservati con paracetamolo o ibuprofene da soli.

Molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, < 1/10), non comune (≥1/1000, < 1/100), raro (≥1/10'000, < 1/1000), molto raro (< 1/10'000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Infezioni ed infestazioni

Molto raro: in relazione temporale con l'uso di FANS è stata descritta l'esacerbazione di infiammazioni di origine infettiva (ad es. sviluppo di fascite necrotizzante).

Patologie del sistema emolinfopoietico

Non comune: calo dell'emoglobina e dell'ematocrito. Sebbene non sia stata stabilita alcuna relazione causale, durante il trattamento con il medicamento sono stati riportati episodi emorragici (ad es. epistassi, menorragia).

Molto raro: dopo l'uso di ibuprofene sono stati segnalati disturbi dell'emopoiesi (agranulocitosi, anemia, anemia aplastica, anemia emolitica, leucopenia, neutropenia, pancitopenia e trombocitopenia con o senza porpora), che tuttavia non avevano necessariamente una relazione causale con il medicamento.

Disturbi del sistema immunitario

Molto raro: sono state riportate reazioni di ipersensibilità, tra cui eruzione cutanea e sensibilità crociata con simpaticomimetici.

Non comune: sono state riportate altre reazioni allergiche, ma senza che sia stata dimostrata una relazione causale: malattia da siero, LES, vasculite sotto forma di porpora di Schönlein-Henoch, angioedema.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Molto raro: nel caso riportato di acidosi metabolica, la causalità non è chiara, in quanto erano stati assunti diversi medicamenti: l'acidosi metabolica è insorta dopo l'ingestione di 75 g di paracetamolo, 1,95 g di acido acetilsalicilico e una piccola quantità di un detergente liquido domestico. Inoltre, il paziente aveva una storia di attacchi epilettici cerebrali, che secondo gli autori potrebbero aver contribuito all'aumento dei livelli di lattato, un indicatore di acidosi metabolica.

Gli effetti collaterali metabolici comprendevano ipopotassiemia. Effetti collaterali metabolici, tra cui acidosi metabolica, sono stati riportati dopo un forte sovradosaggio di paracetamolo.

Non comune: ginecomastia, reazione ipoglicemica.

Frequenza non nota: acidosi metabolica con gap anionico elevato. Casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutammica sono stati osservati in pazienti con fattori di rischio che assumevano paracetamolo (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi pazienti può verificarsi acidosi piroglutammica a causa dei bassi livelli di glutatione.

Patologie del sistema nervoso

Comune: vertigini, cefalea, nervosismo.

Non comune: depressione, insonnia, confusione, labilità emotiva, sonnolenza, meningite asettica con febbre e coma.

Raro: parestesia, allucinazioni, sogni anormali.

Molto raro: stimolazione paradossa, neurite ottica, disturbi psicomotori, effetti extrapiramidali, tremore e convulsioni.

Patologie dell'occhio

Non comune: si sono verificati casi di ambliopia (visione offuscata e/o riduzione dell'acuità visiva, scotomi e/o alterata percezione dei colori), che tuttavia è regredita dopo l'interruzione della terapia. I pazienti con disturbi oculari devono sottoporsi a un controllo oculistico che comprenda anche l'esame del campo visivo centrale.

Patologie dell'orecchio e del labirinto

Molto raro: vertigini.

Comune: tinnito (con medicamenti contenenti ibuprofene).

Patologie cardiache

Comune: edema, accumulo di liquidi; generalmente l'accumulo di liquidi si risolve subito dopo l'interruzione del medicamento.

Molto raro: palpitazioni, tachicardia, aritmie e altri disturbi del ritmo cardiaco. In associazione alla terapia con FANS sono state segnalate ipertensione e insufficienza cardiaca.

Non nota: Sindrome di Kounis.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Non comune: aumento della viscosità dei secreti delle vie respiratorie.

Molto raro: reattività delle vie respiratorie, tra cui asma, esacerbazioni dell'asma, broncospasmo e dispnea.

Patologie gastrointestinali

Comune: dolore addominale, diarrea, dispepsia, nausea, disturbi gastrici e vomito, flatulenza, costipazione, lievi perdite di sangue nel tratto gastrointestinale, che in casi eccezionali possono causare anemia.

Non comune: ulcera peptica/gastrointestinale, perforazione o emorragia gastrointestinale con sintomi di melena, ematemesi, talvolta di esito fatale, soprattutto nei pazienti anziani. Dopo la somministrazione sono state segnalate stomatite ulcerosa ed esacerbazione di colite e morbo di Crohn. Più raramente è stata osservata gastrite e riferita pancreatite.

Molto raro: esofagite, formazione di restringimenti intestinali di tipo diaframmatico.

Patologie epatobiliari

Molto raro: danno epatico, soprattutto in caso di terapia a lungo termine, insufficienza epatica. Disturbi della funzionalità epatica, epatite e ittero. In caso di sovradosaggio, paracetamolo può causare insufficienza epatica acuta, necrosi epatica e danno epatico.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: eruzione cutanea (anche di tipo maculopapulare), prurito.

Molto raro: alopecia. Iperidrosi, porpora e fotosensibilità. Reazioni averse cutanee gravi (SCAR) (tra cui eritema polimorfo, dermatite esfoliativa, sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica). In casi eccezionali possono insorgere gravi infezioni cutanee e complicanze nei tessuti molli conseguenti a infezioni da varicella.

Non nota: reazione da medicamenti con eosinofilia e sintomi sistemici (sindrome DRESS). Pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG), eritema pigmentato fisso (FDE).

Patologie renali e urinarie

Non comune: ritenzione urinaria.

Raro: danni al tessuto renale (necrosi papillare), soprattutto in caso di terapia a lungo termine.

Molto raro: varie forme di nefrotossicità, tra cui nefrite interstiziale, sindrome nefrosica e insufficienza renale acuta e cronica.

Effetti collaterali renali sono stati osservati generalmente in seguito a sovradosaggio, abuso cronico (spesso di vari analgesici) o in associazione con epatotossicità mediata da paracetamolo.

Generalmente la necrosi tubulare acuta è associata a insufficienza epatica, ma in rari casi è stata osservata anche come unico sintomo. All'uso prolungato di paracetamolo è stato associato anche un possibile aumento del rischio di carcinomi a cellule renali. Uno studio caso-controllo su pazienti con insufficienza renale terminale indica che l'uso a lungo termine di paracetamolo potrebbe aumentare significativamente il rischio di insufficienza renale terminale, soprattutto nei pazienti che assumono più di 1000 mg al giorno.

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Molto raro: spossatezza e malessere.

Esami diagnostici

Comune: aumento dell'alanina aminotransferasi, aumento della gamma-glutamiltransferasi e parametri di funzionalità epatica anormali con paracetamolo.

Aumento dei livelli di creatinina e urea nel sangue.

Non comune: aumento dell'aspartato aminotransferasi, aumento della fosfatasi alcalina nel sangue, aumento della creatina fosfochinasi nel sangue, riduzione dell'emoglobina e incremento del numero di trombociti.

Raro: aumento della concentrazione di acido urico nel sangue.

Gli studi clinici indicano che l'uso di ibuprofene, specialmente a dosi elevate (2400 mg/giorno), può essere associato a un lieve aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi (ad es. infarto del miocardio o ictus) (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System).

Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch

Posologia eccessiva

Segni e sintomi

Paracetamolo:

Con il sovradosaggio di paracetamolo possono insorgere danno epatico e addirittura insufficienza epatica. I sintomi del sovradosaggio di paracetamolo nelle prime 24 ore comprendono pallore, nausea, vomito, perdita di appetito e dolore addominale. Un danno epatico può insorgere da 12 a 48 ore dopo l'assunzione. Possono insorgere disturbi del metabolismo del glucosio e acidosi metabolica. In caso di avvelenamento grave, l'insufficienza epatica può portare a encefalopatia, coma e morte. Un'insufficienza renale acuta con necrosi tubulare acuta può svilupparsi in assenza di gravi danni al fegato. Sono state segnalate aritmie cardiache. Negli adulti che hanno assunto 10 g o più di paracetamolo è possibile un danno epatico causato da quantità significative di un metabolita tossico.

Ibuprofene:

La maggior parte dei pazienti che hanno assunto dosi considerevoli di ibuprofene sviluppa dei sintomi nel giro di 4-6 ore. I sintomi di sovradosaggio riportati più frequentemente sono nausea, vomito, dolori addominali, letargia e stordimento. Gli effetti legati al sistema nervoso centrale sono cefalea, tinnito, capogiro, convulsioni e perdita di coscienza. È stato inoltre segnalato qualche raro caso di nistagmo, acidosi metabolica, ipotermia, effetti sui reni, emorragie gastrointestinali, coma, apnea e depressione del sistema nervoso centrale e del sistema respiratorio. Sono state riportate anche tossicità cardiovascolare, inclusa ipotensione arteriosa, bradicardia e tachicardia. In casi di sovradosaggio significativo è possibile che insorgano insufficienza renale e danni epatici. L'utilizzo prolungato di ibuprofene a dosi superiori alle dosi raccomandate può provocare ipopotassiemia grave e acidosi tubulare renale. I sintomi possono includere riduzione del livello di coscienza e debolezza generalizzata. Un forte sovradosaggio viene generalmente ben tollerato, se non vengono assunti contemporaneamente altri medicamenti.

Trattamento

Paracetamolo:

Nella terapia del sovradosaggio di paracetamolo è fondamentale avviare subito il trattamento, anche in assenza di sintomi conclamati, poiché esiste il rischio di danni al fegato che si manifestano solo dopo alcune ore o dopo alcuni giorni. In tutti i pazienti che hanno assunto nelle ultime 4 ore 7,5 g o più di paracetamolo è indicato un trattamento medico immediato. Si dovrebbe prendere in considerazione una lavanda gastrica. Il trattamento specifico con un antidoto – ad esempio acetilcisteina (per via endovenosa) o metionina (per via orale) – per la reversione del danno epatico deve essere avviato il prima possibile.

L'acetilcisteina è più efficace se somministrata entro 8 ore dal sovradosaggio; se la somministrazione avviene con un ritardo maggiore, da 8 a 16 ore, l'effetto si riduce progressivamente. Fino ad ora si riteneva generalmente che iniziare il trattamento più di 15 ore dopo il sovradosaggio non apportasse alcun beneficio e potesse aumentare il rischio di encefalopatia epatica. Tuttavia, ormai è stato dimostrato che la somministrazione tardiva è sicura, e studi su pazienti trattati fino a 36 ore dopo l'assunzione indicano che anche dopo 15 ore possono essere ottenuti risultati positivi. È stato inoltre dimostrato che la somministrazione endovenosa di acetilcisteina in pazienti che hanno già sviluppato un'insufficienza epatica fulminante riduce la morbilità e la mortalità.

Inizialmente si somministra per via endovenosa in 15 minuti una dose di 150 mg/kg di acetilcisteina in 200 ml di glucosio al 5%, seguita da un'infusione endovenosa di 50 mg/kg in 500 ml di glucosio al 5% in 4 ore e infine da un'infusione di 100 mg/kg in 1 litro di glucosio al 5% in 16 ore. Nei bambini, la quantità di soluzione di infusione endovenosa deve essere modificata.

La metionina viene somministrata per via orale ogni 4 ore a dosi da 2,5 g a 10 g. Il trattamento con metionina deve essere iniziato entro 10 ore dall'assunzione di paracetamolo, altrimenti è inefficace e può aggravare il danno epatico.

Sintomi gravi possono manifestarsi anche 4 o 5 giorni dopo il sovradosaggio e i pazienti devono essere monitorati attentamente per un periodo prolungato.

Ibuprofene:

Il trattamento deve essere sintomatico e di supporto e includere il mantenimento della pervietà delle vie respiratorie e il monitoraggio dei segni cardiaci e vitali fino alla stabilizzazione delle condizioni del paziente. La lavanda gastrica è raccomandata solo entro 60 minuti dall'ingestione di una dose potenzialmente fatale. Poiché il medicamento è acido e viene escreto nelle urine, in teoria può essere vantaggioso somministrare una base e indurre la diuresi. La somministrazione orale di carbone attivo in aggiunta alle misure di supporto può aiutare a limitare l'assorbimento e il riassorbimento delle compresse di ibuprofene.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

N02BE51

Meccanismo d'azione

Sebbene l'esatto sito bersaglio e il meccanismo d'azione dell'effetto analgesico di paracetamolo non siano ancora pienamente chiariti, l'analgesia è indotta apparentemente attraverso un innalzamento della soglia del dolore. Il potenziale meccanismo potrebbe comprendere un'inibizione – mediata da una varietà di recettori di neurotrasmettitori, ad es. N‑metil‑D‑aspartato e sostanza P – della via di segnalazione dell'ossido nitrico.

Ibuprofene è un derivato dell'acido propionico con proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antipiretiche. In quanto FANS, il medicamento esercita la sua azione terapeutica mediante il blocco dell'enzima ciclossigenasi, che a sua volta porta all'inibizione della sintesi di prostaglandine.

Dati sperimentali suggeriscono che in caso di somministrazione concomitante, ibuprofene possa inibire competitivamente l'effetto sull'aggregazione piastrinica dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio. Alcuni studi farmacodinamici mostrano che quando si assumono dosi singole di ibuprofene (400 mg) da 8 ore prima a 30 minuti dopo la somministrazione di dosi di acido acetilsalicilico a rilascio immediato (81 mg), l'effetto dell'acido acetilsalicilico sulla formazione di trombossano o l'aggregazione piastrinica si riduce. Sebbene vi siano delle incertezze riguardo all'estrapolazione di questi dati alla situazione clinica, non si può escludere la possibilità che un uso regolare e prolungato di ibuprofene possa ridurre l'effetto cardioprotettivo dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio. Si ritiene che con l'impiego occasionale di ibuprofene un effetto clinicamente rilevante sia improbabile (cfr. rubrica «Interazioni»).

Farmacodinamica

Efficacia clinica

Studi randomizzati e in doppio cieco con la combinazione sono stati condotti utilizzando un modello di dolore dentale acuto postoperatorio. Gli studi hanno fornito i seguenti risultati:

  • In un periodo di 48 ore, questo medicamento (Algifor Dolo Duo, compresse rivestite con film) ha mostrato un inizio dell'effetto più rapido rispetto ai singoli componenti e ha determinato una migliore analgesia rispetto alla stessa dose giornaliera di paracetamolo (p = 0,007 a riposo, p = 0,006 in attività) e ibuprofene (p = 0,003 a riposo, p = 0,007 in attività).
  • Tutte e 3 le dosi valutate (1/2 compressa, 1 compressa o 2 compresse) sono state efficaci rispetto al placebo (p = 0,004-0,002), e la dose più elevata (2 compresse) ha prodotto il più alto tasso di risposta (50%), il più basso punteggio massimo nella scala del dolore (VAS), il tempo all'impiego di medicamenti d'emergenza più lungo e la più bassa percentuale di pazienti che hanno richiesto un medicamento d'emergenza. La differenza rispetto al placebo è stata significativa (p < 0,05) per tutti i parametri.

Farmacocinetica

Assorbimento

Sia paracetamolo sia ibuprofene vengono assorbiti facilmente nel tratto gastrointestinale; le concentrazioni plasmatiche massime vengono raggiunte circa 10-60 minuti dopo l'assunzione.

In caso di assunzione con un pasto, la velocità e il tasso di assorbimento di paracetamolo e ibuprofene dal preparato combinato sono leggermente ritardati.

Distribuzione

Come tutti i medicamenti contenenti paracetamolo, anche questo si distribuisce nella maggior parte dei tessuti del corpo. Ibuprofene è ampiamente legato (90-99%) alle proteine plasmatiche.

Metabolismo

Paracetamolo è ampiamente metabolizzato nel fegato ed escreto prevalentemente sotto forma di glucuronidi e solfoconiugati inattivi nelle urine. Meno del 5% è escreto in forma immodificata. I metaboliti di paracetamolo includono piccole quantità di un intermedio idrossilato con attività epatotossica. Questo intermedio attivo viene detossificato mediante coniugazione con il glutatione, ma può accumularsi dopo un sovradosaggio di paracetamolo e, in assenza di trattamento, può causare un danno epatico grave o addirittura irreversibile.

Il metabolismo di paracetamolo nei nati pretermine, nei neonati e nei bambini piccoli è diverso da quello osservato negli adulti, con il solfoconiugato chiaramente predominante.

Ibuprofene è ampiamente metabolizzato nel fegato in componenti inattivi, prevalentemente mediante glucuronidazione.

Le vie metaboliche di paracetamolo e di ibuprofene sono diverse e non dovrebbero verificarsi interazioni farmacologiche tali per cui il metabolismo di un medicamento influenzi il metabolismo dell'altro. In uno studio formale che ha esaminato questa possibilità utilizzando enzimi epatici umani, non sono state riscontrate potenziali interazioni farmacologiche sulle vie metaboliche.

In un altro studio è stata valutata l'influenza di ibuprofene sul metabolismo ossidativo di paracetamolo in volontari sani a digiuno. I risultati dello studio hanno mostrato che ibuprofene non altera la quantità di paracetamolo soggetto a metabolismo ossidativo, poiché le quantità di paracetamolo e dei suoi metaboliti (paracetamolo-glutatione, paracetamolo-mercapturato, paracetamolo-cisteina, paracetamolo-glucuronide e paracetamolo-solfato) erano paragonabili dopo la somministrazione di paracetamolo in monoterapia e la somministrazione insieme a ibuprofene (nella combinazione a dose fissa denominata Maxigesic). Questo studio esclude che l'impiego di paracetamolo in concomitanza con ibuprofene possa comportare un rischio epatico aggiuntivo legato al metabolita epatotossico NAPQI.

Eliminazione

L'emivita di eliminazione di paracetamolo varia da circa 1 ora a 3 ore.

Sia i metaboliti inattivi che una piccola quantità di ibuprofene immodificato vengono eliminati rapidamente e completamente attraverso i reni, con il 95% della dose somministrata escreta nelle urine entro 4 ore dall'assunzione. L'emivita di eliminazione di ibuprofene è di circa 2 ore.

Correlazioni farmacocinetiche

In uno studio specifico per la valutazione dei possibili effetti di paracetamolo sulla clearance di ibuprofene e viceversa, non sono state rilevate interazioni farmacologiche.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Insufficienza epatica:

L'emivita plasmatica nei pazienti con insufficienza epatica lieve è praticamente immodificata. Nei pazienti con insufficienza epatica grave risulta tuttavia notevolmente aumentata.

Negli studi clinici con paracetamolo orale, è stata dimostrata una moderata compromissione del metabolismo di paracetamolo sulla base del rilievo di concentrazioni plasmatiche di paracetamolo aumentate e di un prolungamento della sua emivita in pazienti con epatopatia cronica (compresi pazienti con cirrosi epatica alcolica). Tuttavia, non è stato osservato un accumulo significativo di paracetamolo. La prolungata emivita plasmatica di paracetamolo è stata correlata a una riduzione della capacità di sintesi epatica. Per questo motivo, in pazienti con patologie epatiche paracetamolo va usato con cautela, limitandone la dose giornaliera massima a 3 g. Paracetamolo è controindicato in presenza di epatopatia attiva scompensata, soprattutto in caso di epatite alcolica (a causa dell'induzione di CYP2E1, che fa aumentare la formazione di metaboliti epatotossici di paracetamolo).

Insufficienza renale:

In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina pari a 10-30 ml/min), l'eliminazione di paracetamolo subisce un rallentamento di minore entità, e l'emivita di eliminazione varia da 2 a 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei solfoconiugati nei pazienti con insufficienza renale grave è 3 volte più lenta che nei soggetti sani. In questa popolazione non è però necessario alcun aggiustamento della dose, poiché i glucuronidi e i solfoconiugati non sono tossici. Nonostante ciò, nel caso in cui si usi paracetamolo in pazienti con insufficienza renale moderata o grave (clearance della creatinina minore o pari a 50 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra le singole somministrazioni conformemente alle raccomandazioni posologiche (cfr. rubrica «Posologia/impiego»).

Nei pazienti sottoposti a emodialisi, dopo somministrazione di dosi terapeutiche di paracetamolo l'emivita può essere ridotta del 40-50%.

Pazienti anziani:

Nei pazienti anziani l'emivita può risultare prolungata ed essere associata a una riduzione della clearance del medicamento. In genere non è necessario alcun aggiustamento della dose.

Dati preclinici

Ibuprofene

Negli studi sugli animali, la tossicità subcronica e cronica di ibuprofene si è manifestata principalmente sotto forma di lesioni e ulcerazioni del tratto gastrointestinale. Gli studi in vitro e in vivo non hanno fornito indicazioni clinicamente rilevanti di un potenziale mutageno di ibuprofene. In studi su ratti e topi non sono state riscontrate indicazioni di effetti cancerogeni di ibuprofene. Ibuprofene ha determinato un'inibizione dell'ovulazione nei conigli e disturbi dell'impianto in diverse specie animali (conigli, ratti, topi). Studi sperimentali hanno dimostrato che ibuprofene attraversa la placenta. A dosi tossiche per le madri è stato osservato un aumento della frequenza di malformazioni (difetti del setto ventricolare).

Paracetamolo

Paracetamolo ha mostrato un potenziale genotossico e cancerogeno (tumori al fegato e alla vescica) a dosi epatotossiche nei topi e nei ratti. Si ritiene tuttavia che tale attività genotossica e cancerogena sia legata ad alterazioni nel metabolismo di paracetamolo dovute alle dosi/concentrazioni elevate e che non rappresenti un rischio per l'uso clinico.

Non sono disponibili studi convenzionali che abbiano utilizzato gli standard attualmente accettati per la valutazione della tossicità per la riproduzione e dello sviluppo.

Altre indicazioni

Influenza su metodi diagnostici

Paracetamolo può influenzare la determinazione dell'acido urico nel siero mediante acido fosfotungstico e la determinazione della glicemia mediante glucosio-ossidasi-perossidasi.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Precauzioni particolari per la conservazione

Non conservare a temperature superiori a 30 °C.

Conservare nella confezione originale per proteggere il contenuto dalla luce. Tenere fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

67'737 (Swissmedic)

Titolare dell’omologazione

VERFORA SA, 1752 Villars-sur-Glâne

Stato dell'informazione

Agosto 2025.